Negli ultimi anni il Cyber Risk Management ha attraversato una profonda trasformazione, spinta dall'evoluzione normativa e da una complessità tecnologica in costante crescita, che insieme hanno ampliato l'esposizione delle organizzazioni e favorito la diffusione di strumenti specialistici capaci di osservare il rischio da prospettive differenti. Le aziende hanno investito in piattaforme di Asset Discovery per ottenere una visione aggiornata della propria infrastruttura, affiancandole a soluzioni di Vulnerability Management pensate per individuare le vulnerabilità; a questi strumenti si sono aggiunte piattaforme di Exposure Management, utili a comprendere quali esposizioni siano realmente sfruttabili, e sistemi di Cyber Risk Analysis, destinati a valutare l'impatto delle minacce sui processi aziendali. Questa evoluzione ha aumentato in modo significativo la quantità e la qualità delle informazioni disponibili. Tuttavia, l'attenzione si sta progressivamente spostando dalla capacità di raccogliere dati alla capacità di trasformarli in decisioni. Nel 2027 il valore delle piattaforme di Cyber Risk Management dipenderà sempre più dalla loro capacità di accompagnare le informazioni lungo l'intera catena decisionale, trasformando il dato tecnico, una volta contestualizzato nelle esposizioni e nelle valutazioni di rischio, in un supporto concreto alle decisioni di business.
L’adozione di strumenti specialistici ha migliorato la visibilità su molti aspetti della sicurezza, ma ha anche prodotto un effetto collaterale spesso sottovalutato: la frammentazione del patrimonio informativo.
Ogni soluzione descrive una parte del problema: un sistema di Asset Discovery identifica ciò che è presente nell’infrastruttura, mentre una piattaforma di Vulnerability Management ne evidenzia le vulnerabilità. Gli strumenti di Security Policy Management si concentrano invece sull’analisi di configurazioni e regole di sicurezza, e le piattaforme di Exposure Management individuano infine le esposizioni che meritano maggiore attenzione.
Ciascuna di queste informazioni è corretta nel proprio contesto, ma raramente costituisce, da sola, un elemento sufficiente per prendere una decisione.
Il rischio cyber nasce infatti dalle relazioni che collegano asset e servizi, attraverso le dipendenze e le configurazioni che li legano ai processi aziendali. Quando queste informazioni rimangono distribuite tra strumenti differenti, il lavoro di correlazione continua a dipendere dall’interpretazione degli specialisti e dalle attività manuali di analisi.
Per affrontare questa complessità diventa utile osservare il Cyber Risk Management come una vera e propria catena del valore, nella quale ogni livello aggiunge contesto e significato a quello precedente.
Il primo livello è rappresentato dagli asset, ovvero dalla conoscenza dell’infrastruttura digitale. Sapere quali sistemi compongono l’infrastruttura e come questi comunichino tra loro, sostenendo i servizi aziendali, costituisce la base di qualsiasi attività di governo del rischio.
Su questa base si sviluppa il livello dell’esposizione. Non tutte le vulnerabilità rappresentano lo stesso livello di rischio: la loro rilevanza dipende dalla raggiungibilità degli asset e dalle configurazioni di rete, oltre che dalle dipendenze tecnologiche che aprono possibili percorsi di propagazione di un attacco.
L’analisi dell’esposizione acquista valore quando viene trasformata in rischio. È in questa fase che le informazioni tecniche vengono lette alla luce delle probabilità di compromissione, per poi essere tradotte nelle conseguenze operative che ne derivano sui servizi aziendali.
L’ultimo livello riguarda il business. Una valutazione del rischio diventa realmente utile quando permette di stabilire le priorità su cui orientare gli investimenti, dando così sostanza alle richieste di budget e coerenza alle decisioni rispetto agli obiettivi strategici dell’organizzazione.
Questa continuità rappresenta il passaggio fondamentale verso un modello di governance più maturo.
Il valore nasce dal collegamento tra i livelli
For many years, the maturity of security platforms was assessed primarily on the basis of the features they offered or the amount of data they could collect. Today, that criterion is no longer sufficient. The value of a platform increasingly depends on its ability to maintain a continuous connection across all layers of the decision-making chain.
Una vulnerabilità, più che un semplice dato tecnico, rappresenta un elemento capace di modificare il profilo di rischio di uno specifico servizio aziendale. Allo stesso modo, un cambiamento nell’infrastruttura dovrebbe riflettersi automaticamente sulle valutazioni del rischio e, di conseguenza, sulle decisioni già adottate dal management. L’obiettivo consiste nel ridurre la distanza che separa l’evidenza tecnica dalla decisione strategica: aumentare il numero delle informazioni disponibili, da solo, non basta più.
Questa evoluzione modifica anche il ruolo delle piattaforme di Cyber Risk Management.
Tradizionalmente esse sono state utilizzate per censire gli asset e raccogliere le vulnerabilità, supportando la produzione di report e le attività di conformità normativa.
Nel prossimo futuro saranno chiamate a svolgere una funzione più ampia: diventare strumenti di supporto alle decisioni.
Questo significa offrire una rappresentazione dinamica del rischio, capace di seguire l’evoluzione dell’infrastruttura e di correlare automaticamente informazioni provenienti da domini differenti, fino a misurare come ogni cambiamento influisca sul profilo di rischio complessivo dell’organizzazione.
In questo scenario il rischio diventa un parametro attraverso il quale valutare le alternative disponibili, orientando di conseguenza gli investimenti e le priorità operative.
Le organizzazioni che intendono rafforzare il proprio modello di Cyber Risk Management dovrebbero valutare le funzionalità offerte dalle singole tecnologie insieme alla loro capacità di contribuire a un processo decisionale continuo.
Le organizzazioni che intendono rafforzare il proprio modello di Cyber Risk Management dovrebbero valutare le funzionalità offerte dalle singole tecnologie insieme alla loro capacità di contribuire a un processo decisionale continuo.
Ogni nuovo dato raccolto dovrebbe poter essere contestualizzato e correlato alle altre informazioni disponibili, così da trasformarsi in una conoscenza utile al governo del rischio.
Prepararsi al 2027 significa costruire un modello capace di accompagnare ogni informazione lungo l’intera catena del valore del Cyber Risk Management: dal dato tecnico all’esposizione, dall’analisi del rischio alle decisioni di business.
Questa continuità rappresenta il prossimo livello di maturità della governance cyber, un modello in cui il valore deriva dalla capacità di trasformare le informazioni, in modo costante e coerente, in decisioni capaci di sostenere la resilienza e la competitività dell’organizzazione.
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